L’oro è salito e continua a farlo

È una storia che si ripete e gli investitori più informati se lo sono immaginato da subito. Da quando il coronavirus ha iniziato a flagellare anche l’economia mondiale, vale a dire da fine gennaio, l’oro è salito del 7%. La Federal Reserve ha ridotto inaspettatamente i tassi come diretta conseguenza delle perplessità suscitate dai timori della pandemia. Come sempre, quando una consistente quota parte della liquidità abbandona il mercato azionario, gli investitori ripongono le loro risorse nei beni cosiddetti “rifugio”. Uno dei preferiti, è l’oro. Oltre al taglio dei tassi e l’aspettativa di ulteriori ribassi, anche il calo del dollaro, ha influito molto sulla salita del lingotto. Sull’andamento oro, le previsioni sembrano entusiasmanti.

Fino a dove può arrivare?

Le previsioni più rosee parlano di un rialzo fino ad un valore di 2.000 e più. Per gli investitori più cauti, l’oro dovrebbe stabilizzarsi nel medio e lungo periodo tra i 1.600 e i 1.800, che è pur sempre un range appetibile. In ogni caso, il destino dell’oro dipende direttamente dagli scenari che si prospettano a livello mondiale. Se la crisi sanitaria dovesse peggiorare o comunque rimanere stazionaria nella sua emergenza, si potrebbe assistere a massimi storici mai toccati. Nell’eventualità di una normalizzazione della salute pubblica in tempi contenuti, l’oro potrebbe correggere sui 1.500. Crolli clamorosi non sono previsti perché l’oro era già in trend positivo anche prima dell’esplosione del coronavirus.

Come si fa a investire sull’oro?

Un risparmiatore che oggi vuole comprare oro, fondamentalmente, ha due possibilità di scelta: prodotti fisici o prodotti finanziari e cartacei. Alla prima categoria appartengono lingotti, barre, monete e gioielli. Alla seconda, gli Exchange traded funds (ETF) e i Contratti per differenza (CFD), oltre che i più tradizionali futures e loro derivati, certificates e opzioni. Con il crollo delle borse a causa del coronavirus, l’investitore ha preferito la tangibilità di monete e lingotti anche se interessati da punti percentuali in più per le operazioni di conio. Ovviamente, ETF e CFD non sono condizionati da questo fenomeno ma la società che li emette deve essere solida.

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